Il tracollo dei tram a Roma

Da ormai svariati anni la rete tranviaria della Capitale soffre di una mancanza di accurati fondi, e promesse mantenute in parte o completamente accantonate: tristemente evidente ne è il continuo rinvio dell'apertura delle nuove linee, o la pressoché tragicomica vicenda di piazza Risorgimento, su cui tuttora - dopo il primo interesse di vari mesi fa per un capolinea tronco provvisorio - non s'alza una voce
Analizziamo quindi la situazione della rete esistente, e quella delle linee in cantiere - ciò che si può osservare non lascia spazio ad altro che preoccupazioni
Dal 2020 ad oggi sono state innumerevoli le chiusure per lavori di rifacimento dei binari (dal ramo alto del 2, a San Lorenzo, a via dei Castani, fino a un 80% della linea 8, comunque una percentuale per nulla da trascurare nell'arco di poco meno di una consiliatura), eppure 5 anni dopo tante tratte versano in condizioni tutt'altro che favorevoli: l'anello di Piazzale Ostiense, previsto capolinea del 7 - l' Archeotram - è inagibile da almeno un mese, dopo che uno svio ha danneggiato i deviatoi d'ingresso; a piazza Galeno il binario interno in direzione Valle Giulia non viene utilizzato addirittura da febbraio, 4 mesi di servizio dopo la chiusura (di cui solo 8 giorni con entrambe le linee a gestione su ferro), con conseguente soppressione ai tram della fermata, e deviazione delle vetture sul binario dell'anello (che in varie occasioni rende meno flessibile il ramo di Valle Giulia); e in tutto questo sono ancora in corso i lavori per la sostituzione dell'armamento di piazza della Marina, col 2 sospeso da fine maggio per 150 metri a malapena
Tutto sommato però possiamo ben sperare sul brevissimo termine: i lavori di rifacimento di parte della tratta finale dell'8, lungo la Gianicolense in uscita da piazza San Giovanni di Dio (su cui è sviato un Cityway serie 9200 a fine giugno) si sono conclusi e entro questa settimana dovrebbe riprendere il servizio regolare, magari seguirà a ruota il 2
Però la gioia dura poco - in una inaspettata ultima dal tronchino (non nostra, ma dell'assessore Patanè) si riannuncia la tempesta: 60 giorni di lavori, sia ai binari che alle sopraelevate della Tangenziale Est, imporranno un nuovo fermo generale dell'intera rete, dovendo coinvolgere l'area del deposito di Porta Maggiore (di nuovo…)
Giorni bui si stagliano all'orizzonte, però per fortuna le tratte critiche che abbiamo menzionato verranno finalmente risanate: l'intero triangolo di Porta San Paolo (dopo una manciata d'anni dal suo inserimento nei piani di sostituzione) verrà rinnovato, con 6 scambi e circa 400m di nuovi binari; seguirà anche l'anello di piazza Galeno, dove i 4 incroci e 4 deviatoi verranno rinnovati, potendo a fine novembre rimettere in servizio la fermata per Valle Giulia
In una situazione così complicata si è paventata anche una crisi di rotabili: i veterani e intramontabili TAS rischiavano di andare… in vacanza, per consentire al personale di condotta di avere ambienti di lavoro un po' meno paragonabili a forni - ovviamente, non sono stati fermati e tuttora restano una vista regolare lungo i nostri binari; quando però si fa caso a come siano gli ultimi rotabili a Roma senza il condizionamento almeno della cabina, e uno dei soli 3 gruppi in tutto il Paese (assieme alle Carrelli di Milano e le 2800 di prima serie di Torino), nonostante un'ottima ventilazione data dai finestrini apribili (che sui Socimi - ad esempio - è di gran lunga meno efficace, rendendo brevi viaggi una sauna assicurata per le 130 malcapitate persone che possono portare) il dubbio giustamente viene: come mai non se n'è mai prevista l'installazione? Chi urla al "non è mai servito in quasi 78 anni, che se ne devono fare ora?" o "Tanto fra due anni sono tutte al macero, non ha senso" si faccia almeno due domande sull'incredibile variazione di temperature dal '47 ad oggi da un lato, e il tremendo accumulo di ritardi che sta subendo la fornitura dei CAF Urbos (anche se ne arrivano 3 al mese, si sa fin troppo bene Ansfisa quanto allunga i tempi di autorizzazione all'immissione in servizio, Milano ha dovuto attendere 4 anni per i suoi primi Stadler, e Torino, seppure in una situazione nettamente migliore, ha accumulato più di un anno di ritardo sulla messa in servizio delle 8000, col risultato che le iniziali previsioni di radiare le 2800 entro il 2026 sono abbastanza evidentemente state disattese - gli Hitachi sono a malapena una trentina (e alcuni già vengono fermati), le 2800 resistono ancora con ben 39 unità atte
Veniamo al nodo al pettine che sono le nuove linee - 4 nuove infrastrutture, e il tanto decantato Archeotram…
Partiamo da quest'ultimo: promesse date, pubblicati orari e revisionati due (o forse tre) tram per far iniziare il servizio, dopo la metà di maggio era caduto in un quasi angosciante silenzio istituzionale, fino - appunto - alla nota di Patanè di stamattina; non è stato menzionato apertamente, però i due interventi principali all'armamento per consentirne la partenza si faranno col chiusone di ottobre: il rinnovo del triangolo di Piramide e… l'inerbimento della sede al Celio, che ci fa storcere un po' il naso, ma non per ragioni chiamiamole mainstream: buona parte dei binari sul colle erano già stati cambiati fra il 2022 e il 2023, abbiamo visto la massicciata scoperta con i nostri stessi occhi… quant'è alto il rischio che si investano ulteriori soldi per poi cambiare un armamento con solo 2 anni di vita dalla posa e un tempo di servizio ancora minore? (… ricorda niente?)
La speranza quindi è che si eviti di piombare nell'ennesima sconfitta di creare un patrimonio storico dei trasporti circolante inaugurando il 7 a dicembre (teniamo a ricordare che si parla di questa linea dal 1994, ben 31 anni, e noi - poi assieme ad OdisseaQuotidiana - portiamo avanti una proposta, ridimensionata da 15 vetture nei biverdi degli anni '50/60 e bianco/blu delle linee dei Castelli per il 19, a 4 per questa nuova linea, da metà 2022), e non solo per la mancanza di consapevolezza nell'aver fatto le Stanga rosse, quanto più per ciò che doveva simbolicamente rappresentare un servizio del genere: l'embrione di un museo in movimento come si vede a Torino e San Francisco, a Praga e Crich - che si sarebbe dovuto poi sviluppare nella "Casa della Mobilità" dell'ex-deposito San Paolo, prevista dimora per i rotabili storici della metropolitana, e con qualche possibilità le motrici tranviarie un po' meno fortunate, che esistono tuttora ma non hanno mai subito restauri (dalla 8039 di Graniti alla 321 di Grottarossa)
Non abbiamo voluto menzionare lo scalpore causato dalla recente "ciofeca" realizzata sulla motrice 82 ad Anagnina, per il semplice fatto che finché non terminano i lavori non trarremo conclusioni: se resta così il lavoro merita critiche, se subirà ulteriori interventi nel prossimo futuro… spiace solo per chi ha alzato il polverone in queste ultime settimane
E le tanto attese "tranvie giubilari" i cui lavori a malapena sono partiti per l'evento religioso, che fine hanno fatto?
La vicenda della tranvia Casilina l'abbiamo discussa ampiamente in uno dei nostri primi articoli "lunghi", e per la gran parte lo riteniamo ancora valido; tuttavia nel frattempo le cose si sono mosse un po' più rapidamente, e inizia a spargersi voce di un possibile inizio lavori per la nuova linea che sostituirà le gloriose Ferrovie Vicinali nella primavera del 2027 (con un piccolo sollievo nostro, potendo celebrare i 110 anni della linea e i 100 anni dei Bloccati gruppo 420, forse i rotabili elettrici più longevi d'Europa, se si considera il servizio viaggiatori regolare)
Sull'adiacente viale Palmiro Togliatti i lavori della nuova tranvia procedono… con i loro ritmi abbastanza lenti: buoni gli sviluppi al capolinea di Ponte Mammolo, peccato che oltre l'incrocio con via Alberini sfumi la frenesia - tutto tace dopo neanche mezzo chilometro, non è stato toccato quasi nulla; e la vicenda ci preoccupa non poco, dovendo inaugurare la tratta in meno di un anno da oggi per garantire il rispetto dei tempi del PNRR
Passiamo a via Tiburtina, delle quattro l'infrastruttura di più semplice realizzazione (trattandosi in larga parte di un ripristino dell'antenna finale del fu tram 11 per la Garbatella), e i cui primi lavori per lo spostamento dei sottoservizi dovrebbero essere partiti all'incirca in queste ore, con la preparazione delle aree di cantiere lungo la preferenziale e l'insediamento del campo base; ci auguriamo un rapido completamento dei lavori, e una breve interruzione delle linee passanti per piazzale del Verano, dovendo ricollocare il triangolo esistito fino ai primi anni '90
Lasciamo la vera nota dolente per ultima: per la TVA già si rischiava un taglio pressoché definitivo della tratta finale su via Nazionale, mai smentito, né confermato; tuttavia i lavori, che dovevano partire a giugno, sono stati rimandati a data da destinarsi, anche per la breve antenna isolata Porta Cavalleggeri-Cornelia: i termini dei fondi PNRR sono stati rivisti, e con la somma iniziale si provvederà ad acquistare parte della flotta prevista per la linea, un totale di 10 tram
Ci viene assicurato che questa manovra garantirà il mantenimento dei fondi, ma all'atto pratico sembra un'ennesima tranvata (permetteteci la battuta) per una linea che dal 1995 vive una gestazione incredibilmente travagliata, e che ora verrà affidata completamente alla prossima giunta (forse con la speranza che Gualtieri veda già confermato un suo secondo mandato? Staremo di certo a vedere), il che preoccupa molto, vista la relativa ignavia dell'attuale consiliatura, e il rischio di una seconda frenata definitiva in caso il prossimo sindaco si rivelasse anti-tram
Dopo un secolo di resistenza non "grazie a" certa gente, ma "a scapito di", la rete tranviaria romana, con tutte le promesse e i cantieri visti finora, è e resta sull'orlo di una terza crisi generale, dopo la Riforma del 1930 e lo Sfascio del 1959, troviamo che ancora non si riesce a dargli la dignità che merita
- Maki
