Non uccidete (di nuovo) i filobus!

Ormai sono passati quasi sei mesi da quando su Odissea Quotidiana è uscita una breve serie in due articoli sullo stato e il futuro della "rete" filoviaria romana - o meglio, i tronconi di bifilare che si ritrova; abbiamo deciso di recuperare l'argomento, sempre più messo in secondo piano rispetto a metropolitane e tram, e durante la lettura abbiamo voluto dare qualche nostro giudizio
Il filobus a Roma è sempre stato un mezzo visto con ambigua simpatia: l'arrivo negli anni '30 avvenne giusto per colmare il disastro della Riforma Tranviaria e la carenza di carburanti dovuta alla colonizzazione dell'Etiopia; crebbe nel dopoguerra, con la maggiore estensione avvenuta nel 1957; convertendo - fra l'altro - i tram di Monte Mario, sfrattati dalla fame di terreno dei palazzinari dell'epoca
Dopo soli 15 anni, proprio quelle ultime 2 linee realizzate (47 e 47 rosso) chiusero in sordina l'epoca del trasporto su gomma elettrificato
Da fine anni '80 si ricominciò a parlare di tendere bifilari: la più nota delle proposte vide la luce con le giunte Rutelli e Veltroni, per 11 linee totali e un prototipo realizzato dalla BredaMenarini - ma mai utilizzato; lo strascico di questa proposta ha portato poi alla rielettrificazione dell'ex-36 - dal 2000 diventato 90 express - con l'immissione in servizio dei 30 Trollino nel 2005
Dopo l'inaugurazione - calò il silenzio, con i mezzi Solaris che pian pianino iniziavano a non reggere il lungo tratto Porta Pia-Termini non elettrificato, fino al 2009: per sopperire alla cancellazione del prolungamento della metro B, si decide di implementare una rete filoviaria fra l'EUR, la via Laurentina, Tor de' Cenci e Trigoria; arrivano ben 45 mezzi dalla BredaMenarini, ma l'unica realizzazione è stata un tronco della linea sulla Laurentina, l'odierno 74
Ad oggi - quindi - abbiamo 2 tronchi di bifilare completamente scollegati, e una flotta tutt'altro che affidabile, con i Trollino martoriati da anni di uso in trazione a batteria (prevista solo per rientrare in deposito) e le cui revisioni generali, atte a migliorarne le prestazioni - ma che riguardano solo ⅔ della flotta, procedono molto a rilento
I Breda, che reggono il più possibile buona parte del servizio, vengono tuttavia usati sotto le loro possibilità: su 45 si fatica sempre a farne uscire più di 20, e anche su di loro insiste il problema di una "bimodalità forzata": i generatori a gasolio erano anch'essi - come le batterie dei Solaris - previsti per brevi tratti senza linea aerea, tuttavia si ritrovano quotidianamente a percorrere decine di chilometri da Tor Pagnotta a piazza Venezia e la stazione Termini per prendere servizio sulle linee della Nomentana (col 60 che vede al massimo 4 mezzi immessi ogni giorno, vista anche la minima percentuale di utilizzo dei bifilari, solo da porta Pia a piazza Sempione)
Se una toppa provvisoria - come proposto da OQ - può essere la riassegnazione di alcuni Solaris - 4 o 5 in aggiunta ai Breda - a Tor Pagnotta per gestire anche con frequenze più alte il 74 e non sovraccaricare i "verdoni", compensando con lo spostamento dei mezzi necessari a coprire i rimanenti orari di 90 e 60 con i Breda a Montesacro, sul futuro c'è molto da discutere
È più che giusto notare come quel poco che sia stato fatto fa acqua da tutte le parti, e che di concreto non si è proposto niente: dall'elettrificazione dell'ultimo tratto del 90 al prolungamento del 74, nulla ha ancora visto la luce, anche a fondi già stanziati
Dobbiamo però dire che - piuttosto - conviene gettare la spugna e mettere i binari sulla Nomentana?
Noi diciamo di no, il filobus merita quel suo posto che in due generazioni di reti e quasi cent'anni di storia non gli è mai stato concesso - quel posto che in innumerevoli altre città, da Milano a Pyongyang passando per Praga e San Francisco, riveste con un enorme successo: un adduzione ai tram, su corridoi meno frequenti e più scoscesi di quanto praticabili dal mezzo su ferro
Nel caso di Roma - che si sa - è la città dei Sette (e più) Colli - il primo step da eseguire è la realizzazione di una vera, singola rete, quindi sono di massima urgenza i bifilari da Porta Pia alla stazione Termini, lungo la Nomentana fino a Largo Pugliese e almeno un raccordo fra il 74 e le due antenne di Montesacro; da questa base di 4 linee (potendo gestire con mezzi elettrici anche il 714) si decide il da farsi sul rilancio
Abbiamo tenuto il 60 un attimo in secondo piano per le difficoltà sulla tratta centrale: via Nazionale sarà strada tranviaria con l'arrivo della TVA, e il comune ha pianificato di limitarlo a Termini
Piazza Venezia, però, può non restare isolata dalla Nomentana: proprio il 60, ai tempi della prima rete, transitava per piazza Barberini e via del Corso, per poi scendere a Ponte Garibaldi; con un minimo di volontà si può montare il bifilare da piazza San Bernardo, per via e piazza Barberini, via del Tritone e via del Corso, ripristinandone il percorso originale
Da lì, le possibilità sono pressoché infinite: nulla vieta di ripensare a Monteverde di nuovo attraversato in quasi ogni via dai filobus, la tanto attesa realizzazione dei corridoi all'EUR, altre linee a Talenti, Colle Salario e Val Melaina…
Poi, se vogliamo anche una linea tranviaria lungo via Nomentana, nulla vieta la convivenza delle due modalità, come si può vedere in città da Napoli a Zurigo
Non possiamo permetterci di perdere un mezzo di trasporto sostenibile nella stessa maniera di mezzo secolo fa, quindi (ed ecco spiegato il titolo):
NON UCCIDETE (di nuovo) I FILOBUS!
-Maki
