Sedi proprie, queste sconosciute...

Durante il mese di novembre - con la rete che pian piano inizia a riaprire - abbiamo osservato l'andamento dei cantieri lungo le 6 linee tranviarie romane; nel mentre però che facevamo i nostri giri di ricognizione su ogni tratta, una cosa balzava immediatamente all'occhio: a Roma mancano le sedi proprie
Di modi per definire la protezione di una sede tranviaria ce ne sono a dismisura: c'è chi dice che basta una linea, chi va per il marciatram con i sampietrini, chi per armamenti quasi ferroviari, chi per il manto erboso…
Eppure, al contrario di quasi tutte le grandi (e non) città europee, da Milano a Barcellona, dalla griglia di Torino alle grandi Allee socialiste di Dresda, Roma se ne esce come un pesce fuor d'acqua: di 36km di rete, una vera protezione completa e senza condivisioni con altre modalità la possiamo trovare solo fondamentalmente su 5 tratte: via Manin, via di Porta Maggiore, il primo tratto di via Prenestina, buona parte del 2 e l'8; dal 20 gennaio, quando riaprirà tutta la rete, si potrà aggiungere anche via Ottaviano, i quali lavori di "trampedonalizzazione" sono finiti una decina di giorni fa, seppur con varie settimane di ritardo
Nonostante tutto, però, di queste 5 tratte che in totale fanno a dir tanto 8km su 36 (e di cui non includiamo tutta via Prenestina, visto che finita la sopraelevata è un continuo viavai di taxi che fanno lo slalom fra i tram), solo tre - anzi, due e un pezzetto - non sono asfaltate: la già citata via Ottaviano, con la nuova pavimentazione in basaltina, via di Porta Maggiore, che si tiene stretta l'ultimo dei numerosissimi (e anche tipici) marciatram romani, con tanto di sampietrini, e l'ultimo tratto della Gianicolense da piazza San Giovanni di Dio a via dei Colli Portuensi, che miracolosamente è stata realizzata con un manto erboso (anche se non proprio ben tenuto, ma quella è un'altra storia)
In tutte le altre tratte, le rotaie sono coperte dalla solita colata d'asfalto, fin troppo spesso con la separazione dal resto del traffico negli ultimi 15-20 anni declassata dai cordoli, alle borchie, finendo con la triste e molto spesso inutile striscia gialla
Eppure, di possibilità ne avremmo non poche per ridurre le necessità d'asfalto e ridare alle sedi tranviarie il loro ruolo e la loro dignità nella viabilità cittadina, invece che trasformarsi in corsie in più quando arriva il collo di bottiglia (caso emblematico, viale dello Scalo di San Lorenzo in ora di punta…)
Basti poi pensare che, prima del Secondo Sfascio nel '60, ossia la massiccia contrazione avvenuta in previsione e a seguito delle Olimpiadi, la rete pullulava di sedi protette, da Corso Italia, alle sedi quasi ferroviarie delle linee Stefer per Cinecittà e Capannelle, ai frequentissimi marciatram (quasi un'icona dell'epoca per il trasporto capitolino)
Avremmo nominato questi "marciatram" finora almeno tre volte, ma cosa sono di preciso? Il nome già può dare un'idea - marciapiedi… per i binari, infatti quest'infrastruttura consiste nel dare alle carreggiate centrali una leggera sopraelevazione (di qualche decina di centimetri) rispetto al resto della strada, dove posare le rotaie, che poi possono essere coperte con sampietrini, tappeti d'erba, o si può anche lasciare la massicciata scoperta
Proprio Roma ne faceva un enorme uso: se ne trovavano su viale Regina Margherita, sulle ormai scomparse tratte di viale 21 Aprile, via Taranto, su via Ostiense sono diventati l'attuale preferenziale, la lista può andare avanti all'infinito
Arrivano gli anni '60, e in preda alle chiusure di massa si decide di asfaltare le sedi protette, rendendole completamente promiscue, senza neanche una separazione dipinta sull'asfalto
Eppure, di sedi tranviarie non asfaltate anche nei due decenni successivi se ne erano salvate alcune: non sono poche le foto degli anni '70 e '80 dove si vedono via Prenestina, via Delpino, o il capolinea di viale Togliatti senza asfalto, con le rotaie coperte da uno strato di terra (presumibilmente c'era anche l'erba, consumata via col passare degli anni e delle vetture); eppure oggi anche lì si trova solo un'enorme colata di nero
Nulla è cambiato con i vari cantieri recenti (e non): asfalto sulla Gianicolense, sede esclusiva ai tram, davanti alle Officine Centrali, su viale Togliatti, perfino al Parco del Celio, dove si sta pianificando di sostituire l'asfalto con manto erboso fra i binari, però… i lavori sono già stati fatti nel 2023, ripristinando tutto com'era
Come se non bastasse, anche per la Tranvia Togliatti, la cui costruzione è iniziata da poche settimane, sono previsti binari asfaltati; una linea di questo secolo, con pratiche di epoche buie dello scorso…
Eppure, basterebbe così poco a migliorare come si presenta la nostra rete al pubblico, perché anche la sede (che in media è piena di crepe intorno alle rotaie) ha il suo ruolo nel dar mostra di una tranvia: di massima priorità riteniamo innanzitutto portare avanti il piano per togliere l'asfalto dalla sede al Celio come previsto per il CArMe (Centro Archeologico Monumentale), e poi iniziare un progetto pilota di sedi esclusivamente tranviarie, dove la rimozione dell'asfalto può portare con sé anche l'installazione dell'asservimento semaforico, strumento cruciale per velocizzare il servizio
Questo progetto pilota può partire proprio lì dove è avvenuta l'ultima asfaltatura: l'asfalto su via Prenestina non ha alcuna utilità, se non a dare una direttissima a chi ha l'esenzione dal divieto in corsia preferenziale; non essendo poi una via eccessivamente centrale, si può tranquillamente tenere la massicciata scoperta, che può semplificare e velocizzare le operazioni di manutenzione sulla sede (con un piccolo valore aggiunto di rendere sempre più il corridoio una "ferrovia leggera", già parzialmente visibile con la posa della linea aerea dopo Largo Preneste, effettuata con le classiche mensole FS degli anni '50, unica tratta di questo tipo a Roma)
Da lì, l'esperimento può espandersi su viale Aventino, su cui circolano da mesi gli autobus sostitutivi dello sfortunatissimo 3, e lungo l'8 da piazza Belli, collaudando su più larga scala il manto erboso
In seguito, nulla vieta la rimozione dell'asfalto anche lungo il 2 (anch'esso completamente asfaltato, nonostante le sedi a binario singolo non siano progettate per la regolare circolazione di mezzi su gomma, essendo i tram leggermente più stretti degli autobus), sotto la Tangenziale a San Lorenzo, su viale Carlo Felice, e perché no, anche spostando gli autobus sulle carreggiate esterne a viale delle Milizie o su via Marmorata
Roma ha una rete tranviaria minuscola per le sue dimensioni, almeno quel poco che abbiamo merita un po' di dignità
-Maki
